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Monumento dei XX Giochi Olimpici Invernali, Torino 2006

L’ideale olimpico
"L’importante non è vincere, ma partecipare. Così come la cosa più importante nella vita non è il trionfo ma la lotta": l’ideale olimpico che dal 1908 è indissolubilmente legato ai Giochi viene ripreso ad ogni edizione delle Olimpiadi e rimarrà sempre uguale. La solidarietà tra gli atleti simbolizza l’unione tra tutti i popoli e i paesi del mondo, un ideale che si concretizza nello sport, nella fratellanza e nella lealtà.
La definizione di lealtà e la tutela di questo valore rappresentano un fondamento importante, forse il più importante, dell’ideale olimpionico, un ideale che, pur essendo immutabile, è estremamente dinamico nella sua attuazione.

Sangue olimpico
Nel passato i partecipanti dovevano essere dei dilettanti affinché la competizione si svolgesse in condizioni di assoluta parità. Attualmente si considera importante un’uguale composizione biochimica dell’organismo degli atleti. Il controllo antidoping abbinato allo sport è divenuto uno strumento connesso alla scienza ed alla tecnologia in costante mutamento e sviluppo. Esso esclude i comportamenti non sportivi e salvaguardia in tale modo le prestazioni degli atleti, ma ciononostante gli scandali di doping continuano a danneggiare l’immagine dello sport.
Il mio progetto per il monumento dei XX Giochi Olimpici Invernali si basa sull’idea che gli atleti donino un campione del loro sangue non tanto per scoprire chi si comporta in modo sleale, ma piuttosto per sottolineare la purezza di tutti gli altri, per mostrare esplicitamente il valore della fratellanza e della lealtà.
A tutti i 2500 partecipanti dei XX Giochi Olimpici Invernali verrà chiesto di dare un campione di sangue che sarà conservato per l’eternità in uno scrigno d’argento, lungo tredici metri, situato nello stagno del parco di Piazza d'Armi che è stato progettato da Arata Isozaki. I campioni di sangue saranno conservati in fiale di vetro inserite in piccoli contenitori cilindrici d’argento. L’interno dello scrigno argenteo è progettato in modo da poter contenere 2500 cilindretti allineati in varie righe.

Monumento d’argento e moderna reliquia
Il monumento, al momento della sua installazione, diventerà il simbolo di un’importante avvenimento sportivo per la città di Torino - i Giochi Olimpici Invernali del 2006. Esso enfatizzerà l’ideale olimpico nella prospettiva del moderno sviluppo dello sport.
Con il passare degli anni il monumento acquisirà anche una funzione culturale, quella di moderna reliquia. Il sangue degli atleti del 2006 sarà in futuro una prova tangibile della storia delle Olimpiadi. Inoltre, tra alcuni decenni lo sport e la scienza si saranno talmente sviluppati che il sangue olimpico del 2006 diventerà una fonte d’ispirazione, forse assumerà perfino un valore scientifico per quel determinato momento. Il monumento conserverà così la sua attualità e gli atleti dei Giochi del 2006 saranno per sempre coronati d’alloro. Per questo motivo lo scrigno è realizzato in argento puro – come una reliquia delle Olimpiadi che, grazie al suo altissimo pregio materiale ed immateriale, continuerà a richiamare l’attenzione.

Regolamento e logistica
Durante i Giochi non è possibile organizzare autonomamente una raccolta di campioni di sangue degli atleti per motivi medici, di regolamento e di logistica. Il sangue è una sostanza controversa, che viene trattata con la massima cautela. Durante la preparazione di questo progetto le organizzazioni preposte al prelievo ed all’analisi del sangue si sono dimostrate riluttanti a cooperare.    
Per comprendere la fattibilità del monumento, ho discusso ampiamente il mio piano con la World Anti-Doping Agency (WADA) di Montréal, l’organizzazione ombrello che definisce la normativa per il controllo antidoping durante le Olimpiadi. Il signor Rune Andersen, capo della sezione Norme ed Armonizzazione della WADA, mi ha comunicato che esiste la possibilità di modificare il regolamento ed autorizzare, oltre ai prelievi per il controllo antidoping, la raccolta di campioni di sangue per il monumento olimpico. Il signor Andersen ha dato il suo consenso in linea di principio: se la città di Torino richiederà alla WADA di cooperare alla realizzazione del monumento, questa organizzazione sarà disponibile a prendere in seria considerazione la richiesta.
Da informazioni del personale medico dell’ospedale Slotervaartziekenhuis e della banca del sangue di Amsterdam risulta che piccole quantità di sangue secco possono essere conservate a lungo. La precisa modalità di raccolta e di conservazione dei campioni verrà definita di comune accordo con l’organizzazione medica coinvolta.

Promozione pubblicitaria
Una presentazione accuratamente pianificata può fare del monumento per i XX Giochi Olimpici Invernali un successo sul piano promozionale. Se nel periodo precedente a queste Olimpiadi i media ed il pubblico comprenderanno che il monumento esprime inequivocabilmente la purezza dello sport e degli sportivi, vi sarà l’opportunità di generare ancor più pubblicità. Ciò dovrebbe creare un effetto trascinante, inducendo tutti gli atleti che in questa XX edizione dei Giochi Invernali gareggiano per l’onore sportivo a partecipare alla realizzazione del monumento. Tutti i 2500 sportivi sono invitati a donare anonimamente un campione del loro sangue per simbolizzare l’ideale olimpico che sarà la chiave del successo dei Giochi Invernali 2006 di Torino.

Ubicazione e forma
Chiunque visiti Torino non potrà che ammirare le splendide opere di architettura e scultura barocca presenti in gran numero in questa città.
In questa lunga teoria di opere stupendamente scolpite, un monumento per le Olimpiadi concepito su valori formali non avrebbe alcun impatto.
Traendo ispirazione dal richiamo discreto esercitato dalla reliquia più famosa del mondo, la Sindone di Torino, ritengo che un approccio concettuale e una scelta concettuale del materiale siano i migliori presupposti per un’opera degna del significato che le XX Olimpiadi Invernali hanno per questa città.
La scelta di Arata Isozaki di far corrispondere l’altezza del nuovo stadio per l’hockey sul ghiaccio all’altezza dello stadio esistente, è stata ripresa nella progettazione dell’opera d’arte: una forma bassa ed orizzontale a continuazione della torre, sopra l’acqua del bacino rettangolare. La torre, l’unico elemento verticale, definisce il centro di un triangolo orizzontale composto dai due stadi olimpici e dal monumento olimpico. Attorno allo scrigno lungo tredici metri sono riportati i nomi delle discipline sportive olimpiche invernali, gli anelli olimpici e il marchio della XX edizione dei Giochi 2006. Lo scrigno è in argento puro, certamente non il materiale più idoneo per un’opera monumentale da situare all’aperto. Il valore intrinseco di questo prezioso monumento è tale che susciterà di per sé stupore ed attirerà l’attenzione. È auspicabile effettuare una buona manutenzione ed una pulizia annuale dell’argento perché così il monumento recherà anche in senso estetico sempre più tracce della cura che gli uomini gli dedicano.     

Mi auguro che il mio progetto possa convincere i membri di questa illustre commissione della necessità di dare nuovo impulso alla definizione del fenomeno “monumento olimpico” e della sfida che ciò rappresenta.

Hans van Houwelingen

Uno speciale ringraziamento a:
Jan van Nouhuys
Dick Hegeman